Madonna di Tessara

La Storia





Nella seconda metà del 1500 la chiesa di Sant'Egidio fu abbandonata, forse per incuria, forse perchè tutti i redditi erano assorbiti da quella di S. Maria di Non, divenuta col tempo chiesa parrocchiale. La chiesetta, resa ormai addirittura inagibile, necessitava di urgenti e radicali restauri. Così nella sua visita pastorale del 15 marzo 1602 il vescovo di Padova, Marco Cornaro, ordinò perentoriamente per quel Santuario ormai in sfacelo diversi lavori, fra cui una nicchia nel latonord, da coprirsi con un velo di seta, per collocarvi la statua della Madonna che era sull'altare e dispose che al suo posto fosse collocata l'immagine di Sant' Egidio, il vero originario protettore della chiesa.
Malgrado queste severe disposizioni i lavori non furono eseguiti celermente, tanto che nella sua visita del 1614 il vescovo Cornaro, constatato che poco era stato fatto e anzi il tetto sopra l'altare era rotto e aperto, ordinò immediatamente l'interdizione della chiesa finchè questa non fosse stata rimessa in ordine. I lavori furono allora ripresi e portati a termine con esclusione però dello spostamento della statua della Madonna: ciò per evitare la protesta dei fedeli. Evidentemente il culto della Madonna di Tessara fu inizialmente dovuto alla spontaneità popolare, ma tardò ad essere riconosciuto dalle autorità religiose.
Ed è grazie a questo culto mariano che la chiesa di Tessara ritrovò nel secolo XVII un nuovo impulso di fede e di partecipazione da parte di numerosi devoti, tanto che si ritenne conveniente e doveroso procedere ad ulteriori lavori di manutenzione e di abbellimento di quel luogo sacro. Lo stesso Santo vescovo di Padova, Gregorio Barbarigo, il 12 ottobre 1669 raccomandava al Parroco di S. Maria di Non una maggiore cura della chiesa di Sant'Egidio e, nell'affidargli la piena custodia di questo Santuario, gli ordinava l'acquisto della pietra sacra e la messa in opera delle finestre con vetri. Fu proprio in questo periodo che il vecchio altare fu sostituito da uno nuovo di marmo pregiato.
Circa un secolo più avanti, dopo la costruzione del campanile, il rettore Pietro Alberti ordinava, precisamente nel 1784, tre campane,che puntualmente un anno dopo la ditta Colbachini di Ongarano consegnava alla venerabile chiesa. Delle campane originarie ne esiste ora una soltanto, che porta la seguente scritta "Virgo advocata nostra defende a malis omnibus" "O Vergine, avvocata nostra, difendici da ogni male". Le altre due campane furono fuse per fare quella seconda campana che attualmente si trova sul campanile.
Altri significativi ed oculati interventi di restauro, di ampliamento e di decoro furono portati avanti a metà del secolo XIX dal parroco don Andrea Scotton, successivamente-dal 1938 al 1949- dal parroco don Ernesto Garavello e più recentemente, nel 1983, dal parroco Don Tranquillo Mattarello affiancato dall'Architetto Guido Visentin.
La chiesa, con pianta a T e ad una navata, è lunga attualmente metri diciassette, fino al presbiterio e larga circa metri sette. Ha pure due transetti laterali all'altare, di circa metri dieci ciascuno. Nella facciata, sopra la porta, si legge questa scritta : " Indulgenza quotidiana plenaria", anche se nessun documento prova la concessione di tale indulgenza.

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